Chi di social ferisce…
Nel palazzo di vetro. Tra politica e social.

I moderni siti sociali sono nati come strumento di ritrovo di vecchi amici, o si propongono di promuovere nuove “amicizie”, eppure da tempo stiamo assistendo ad un progressivo snaturamento di queste piattaforme.

Il bullismo, lo stalking e persino la battaglia politica da tempo stanno diventando sempre più digitali.

Se qualcosa ha prodotto il “governo del cambiamento” è la fine degli scontri politici nelle aule parlamentari e la loro migrazione in rete (così “rottamando” chi non ha questa abilità…). Anche le divisioni intestine alla compagine di governo, da marzo dello scorso anno, non sono più vissute all’interno dei Palazzi, ma si sono trasferiti nella vetrina dei social.

Qualcuno un giorno disse che «Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce» (Lc 8,17) e sono convinto che in molti, nell’ascoltare (o nel migliore dei casi meditare questa parola) abbiano pensato che si riferisse alla parusia (gli ultimi tempi). La verità è che, coi social la parusia è qui.

Accade infatti che quello che abbiamo pubblicato tanto tempo fa, e di cui forse noi stessi non abbiamo memoria, torni a perseguitarci nel momento in cui meno ce lo aspettiamo: è successo proprio in questi giorni al vicepremier Matteo Salvini.

Come noto, quando il sito americano Buzzfeed ha pubblicato le registrazioni che coinvolgevano il faccendiere Gianluca Savoini, il capitano ha cercato di prenderne le distanze ma antichi post, riaffiorati dalla memoria storica del web, hanno ribadito il pluriennale rapporto di amicizia e stima tra i due causandogli così qualche imbarazzo.

Miracoli del web? Potere dei social? Autogol del manutentore del profilo? Sta di fatto che anche  il mite Giuseppe Conte, dallo scranno più alto di palazzo Chigi, dopo aver più volte cercato di difendere e di rinnovare la fiducia nel suo Ministro degli Interni, ha chiesto infine che sia fatta chiarezza.

Insomma, i social costituiscono un importante strumento di comunicazione di massa, un uso appropriato può diventare un’arma potentissima nelle mani di chi sappia come servirsene, ma basta veramente poco perché quanto abbiamo pubblicato si ritorca, come in questo caso, contro di noi.

Perché per stare sui social è molto più difficile che stare in politica. In politica tutti invocano l’immagine di trasparenza del “palazzo di vetro”, nei social tutti pensano di essere al sicuro dietro uno schermo, dimentichi che anche questo, più di altri, è fatto di vetro.

E allora, se per tutti vale l’avviso di usare con grande attenzione e prudenza le moderne piattaforme sociali, per i politici l’avviso vale due volte. Almeno in politica, infatti, “Chi di social ferisce…”.