La democrazia ferita
Dittatura Rousseau

Dittatura è il governo di uno. Oligarchia è il governo di alcuni. Democrazia è il governo del popolo.

Questa estrema semplificazione suggerisce che il  nascente esecutivo non è propriamente espressione di una democrazia matura quale si vorrebbe essere quella italiana.

Poiché il 4 marzo 2018 nessuno schieramento ha raggiunto una maggioranza sufficiente a governare, l’accordo tra due o più partiti è una condizione imprescindibile per la formazione di un esecutivo.

Poiché tutte le forze politiche presenti in parlamento sono rappresentative di una parte del popolo, ogni governo che nasca dall’accordo tra due o più partiti è comunque una espressione democratica.

Per questo la nascita prima del governo giallo-verde e ora di quello giallo-rosso, a parte la stridente differenza cromatica, non rappresenta una negazione della democrazia, ma una sua espressione.

Per questo il Presidente della Repubblica non scioglie le camere se non, come estrema ratio, quando non vi sia altra possibilità di offrire un governo al Paese.
A sollecitare il dubbio di un difetto di democrazia, quindi, non è il cambio di colori dell’esecutivo, ma il fatto che la nascita di questo esecutivo sia sottoposto all’approvazione di una minoranza dell’elettorato grillino.

I 115 mila iscritti alla piattaforma Rousseau, infatti, non sono che l’1% dell’intero elettorato grillino, e meno dello 0,2% dei cittadini italiani. Il fatto che le decisioni vengano prese su una piattaforma privata, costituisce di fatto un vulnus della democrazia.

Sarebbe già stato discutibile se questa consultazione fosse avvenuta prima delle trattative che ci hanno portato alla vigilia della nascita del nuovo esecutivo. Il fatto di tenere un Paese in sospeso appare però inaccettabile.

Così come non è comprensibile l’atteggiamento del Presidente del Consiglio (dimissionario) incaricato Giuseppe Conte che, da uomo super partes quale pretende di essere, si è rivolto alla “base” grillina di fatto legittimandone il potere decisionale.

Altrettanto incomprensibile è l’atteggiamento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, dopo aver assolto alla sua funzione di Garante della Costituzione conferendo un nuovo mandato a Giuseppe Conte, non ha ritenuto di impedire questa grave ferita al principio, anch’esso costituzionale, di democrazia.

Probabilmente alla fine della giornata la piattaforma decreterà la nascita del nuovo governo, così come auspicato, guarda caso, dal fondatore e garante del Movimento. Probabilmente ci diremo che le consultazioni in corso su Rousseau non hanno cambiato, in fondo, le sorti del Paese.

Resta però il fatto che, anche se solo per un giorno, qualcuno ha avuto in mano la possibilità di decidere di abortire un governo non ancora nato, e di infliggere un duro colpo alla democrazia.