“L’ho fatto per i bambini”
Il card. Krajewski rompe i sigilli.

“L’ho fatto per i bambini”
Il card. Krajewski rompe i sigilli.

Quando pensavi di averle viste tutte ecco che qualcosa torna a sorprenderti. Un porporato, il card. Konrad Krajewski, penitenziere di Sua Santità, ha palesemente e deliberatamente violato la legge italiana infrangendo i sigilli che interrompevano la fornitura di energia elettrica ad uno stabile che da cinque anni è occupato da abusivi che non hanno mai pagato una sola bolletta per il servizio goduto in spregio a tutti coloro che pagano regolarmente le proprie bollette e, probabilmente, non  senza sacrificio.

«Mi assumo tutta la responsabilità» ha dichiarato il prelato, che a quanti gli hanno chiesto le ragioni di un simile gesto ha risposto: «Era una situazione d’emergenza» e ha aggiunto: «L’ho fatto per i bambini».

Non c’è da dubitare della buona fede del prelato, né della necessità di aiutare chi viva in una condizione di grave disagio. Non c’è da discutere l’opportunità di una opera di carità. Quel che invece è da discutere è il messaggio che il cardinale Krajewski ha, più o meno inavvertitamente, lasciato passare. “Il papa ha a cuore i poveri di Roma”, dirà qualcuno. Ma veramente c’era bisogno di un atto illegale compiuto da un porporato per ribadire qualcosa di lapalissiano quale è la carità di papa Francesco per i poveri?

Un primo messaggio quindi abbastanza scontato. Il secondo messaggio che passa dall’azione del cardinale Krajewski, però, è che tutto sommato si possano violare le leggi. Senza contare che in questo modo la carità del Papa è arrivata dove ce n’era meno bisogno: in una situazione di disagio noto e conclamato. Mentre in tanti che magari non fanno notizia perché rispettano la legge, perché si vergognano di occupare un bene altrui, o perché ancora cercano di risollevarsi da una situazione di difficoltà anche estrema col sudore della propria fronte, continuano a restare …”invisibili”.

La verità è che a Roma sono molti gli stabili occupati, e spesso l’occupazione è opera di collettivi di cosiddetti Antagonisti. Nella capitale la maggior parte delle occupazioni sono riconducibili al gruppo chiamato Action. Sono loro a compiere la prima occupazione dei locali, poi li subaffittano a prezzi calmierati a persone che vivono condizioni di forte disagio. La verità, però, è che i locatori non pagano e non garantiscono nessuno dei servizi essenziali (manutenzione, pulizia, ecc.), e i locatari non hanno diritto a chiedere neppure il silenzio notturno se per caso gli Antagonisti stanno organizzando un rave party con centinaia di giovani e giovanissimi disposti a pagare l’ingresso e le consumazioni di alcolici e stupefacenti. Inutile dire che gli affitti calmierati, gli ingressi a discoteca e cinema (chi ha detto SIAE?), la vendita di alcolici e stupefacenti sono anche in nero…

La sospensione nella erogazione della corrente elettrica ad uno stabile occupato illecitamente, quindi, se da una parte crea disagio (ad esempio per la conservazione del cibo) ai locatari, costituisce anche una mazzata agli affari dei locatori in nero, i più felici dell’azione del porporato. Perché loro, antagonisti di tutto ciò che si chiama legge, e disgustosi strozzini che approfittano della condizione condizione di miseria di alcuni per il proprio tornaconto, a questo non si erano ancora abbassati! E così per una volta la Chiesa gli ha fatto un regalo: scendere ancora più in basso e violare deliberatamente la legge.

La questione posta dal cardinale Krajewski è corretta: “Non è questione di soldi. Domandiamoci perché stanno là”, ha detto. Questa considerazione, che secondo il prelato è sufficiente a giustificare un atto palesemente contra legem, rischia invece di essere un ragionamento abortito sul nascere: “perché stanno là?”. Forse perché non avevano i requisiti per entrare nella graduatoria per l’assegnazione dell’alloggio comunale o popolare, o forse perché proprio alcuni di quegli stabili sono stati occupati dai collettivi antagonisti. Forse stanno là, perché non hanno il denaro per pagare un affitto (perché magari esodati della legge Fornero, o comunque privi di un reddito) e quello stabile, che restaurato e convertito in hotel avrebbe dato lavoro a centosettanta famiglie, è invece la vacca da mungere degli anarchici di Action.

E così il grande atto di carità diventa un enorme autogoal. Voleva aiutare i poveri, ed ha aiutato gli aguzzini. Voleva annunciare il vangelo, ma proprio a questo ha derogato se è vero che Gesù dice: “Date a Cesare, quel che è di Cesare”.

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